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Una Luce Nel Cuore Dell'Oscurità
Una Luce Nel Cuore Dell'Oscurità

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Una Luce Nel Cuore Dell'Oscurità

Язык: Итальянский
Год издания: 2020
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Le avrebbe chiesto di uscire più spesso, ma quel Toya e il capo della sicurezza le ronzavano sempre intorno, ultimamente. L’ultima volta che le si era avvicinato mentre lei era con uno di loro, gli era sembrato di sentire un ringhio.

Si guardò attorno nervosamente, sperando che fosse da sola. Non che ne avesse paura… no, mai.

Suki notò il nervosismo di Tasuki e scoppiò a ridere. «Tranquillo, siamo venute da sole.» gli disse, poi sorrise per lo sguardo confuso di Kyoko e afferrò Tasuki per il gomito, facendolo mettere in fila con loro. Lei e gli altri che lo conoscevano sapevano che provava qualcosa per Kyoko… che era l’unica a non saperlo.

Kyoko arrossì quando Tasuki si girò, non si era resa conto di quanto fosse diventato alto. «Ciao Tasuki, da quanto tempo. Ho sentito che anche quest’anno stai andando alla grande con i voti.». Il suo viso s’illuminò, era passato troppo tempo da quando erano usciti l’ultima volta. Si era sempre sentita al sicuro con lui… come se fossero migliori amici. Le era mancato.

Tasuki le rivolse un lieve sorriso, apprezzando il fatto che lei non lo avesse dimenticato. Forse aveva ancora una possibilità. Voleva davvero la possibilità di dimostrarle che gli importava ancora di lei e che voleva stare con lei, e che non era “fuori dalla sua portata” come aveva sempre creduto.

Per qualche motivo, Kyoko era convinta che lui volesse vederla solo perché erano amici fin dalle scuole medie. Tasuki intendeva chiarire quel malinteso. «Già. Se ti serve aiuto, sarò felice di darti ripetizioni quando vuoi.». Gli venne la voglia di sbattere la testa contro il muro perché, ancora una volta, era sembrato un amico e non come un possibile fidanzato.

Suki scosse la testa vedendo la silenziosa sofferenza negli occhi di Tasuki mentre sorrideva a Kyoko. “Povero ragazzo.” pensò tra sé, poi sorrise maliziosamente. Aveva solo bisogno di una piccola spinta nella giusta direzione.

*****

Kyou osservava la fila di ragazze ingenue che era aumentata. “C’è molta scelta per Hyakuhei.” rifletté. Era sempre la stessa storia, prendeva una vita e spariva… proprio aveva fatto in passato. Si afferrò al davanzale per la frustrazione, pensando a come fermare il massacro.

Sarebbe dovuto andare lì e confondersi tra la folla. Sorridendo al pensiero, riportò l’attenzione sulla fila.

Scrutando di nuovo il parcheggio, si soffermò su tre persone quasi vicine all’ingresso. L’aura che le circondava era sorprendentemente diversa dagli altri umani. Una leggera sfumatura di pura luce bianca che circondava il gruppo abbagliò la sua vista interiore di vampiro.

Riducendo l’intensità, Kyou scosse la testa e le guardò di nuovo. Anche con i sensi intenzionalmente offuscati, riusciva a rilevare un debole bagliore che scorreva attorno alle tre figure. Uno scintillio di polvere arcobaleno pioveva direttamente sopra di loro, oscurando la luce come per nasconderla alla sua vista.

Kyou scrutò il cielo ma non vide nulla. Restrinse lo sguardo, comprendendo più di quanto avrebbe dovuto.

Non aveva mai visto nulla di simile nella sua vita infinita. Un debole ricordo attirò la sua attenzione mentre fissava il gruppetto con gli occhi spalancati. Ricordava le parole di suo fratello minore prima che Hyakuhei lo uccidesse in modo così atroce: “… se trovassimo trovare il Cuore di Cristallo Protettore… allora forse potremmo essere liberi dall’oscurità, fratello…”.

Aveva preso in giro Toya, dicendogli che quel gioiello era solo una leggenda ed era impossibile trovarlo, ma suo fratello aveva insistito: «L’aura di colei che protegge il cristallo brillerà di luce sacra. Non vuoi essere libero?».

Una sensazione malinconica lo pervase con quel ricordo. Avrebbe dato qualsiasi cosa per liberare suo fratello dalla vita cui Hyakuhei lo aveva condannato. La brezza che entrò dalla finestra gli soffiò via i capelli dal viso come per dirgli di andare, come se Toya stesso gli stesse dicendo di andare.

Lasciandosi avvolgere dall’oscurità, Kyou riapparve indisturbato tra la folla di giovani ignari, continuando a fissare quella luce pura.

*****

Kyoko ridacchiò vedendo che Suki muoveva le sopracciglia verso Tasuki… quella ragazza passava davvero troppo tempo con Shinbe, ultimamente. In risposta, fece una smorfia con gli occhi incrociati, facendola ridere finché Tasuki non si voltò per capirne il motivo.

Suki si appoggiò al muro per non cadere e Kyoko scrollò le spalle, dicendo a Tasuki: «Chissà che le è preso, non è mai stata normale.», poi alzò un sopracciglio e aggiunse: «Devo farla uscire dal manicomio almeno una volta a settimana, altrimenti peggiora e inizia a rosicchiare gli alberi davanti casa.».

Tasuki le si avvicinò sorridendo, come se volesse dirle qualcosa all’orecchio, ma poi parlò ad alta voce perché Suki potesse sentire: «Magari stasera, mentre torni a casa, dovresti riportarcela.».

Kyoko annuì sogghignando, poi sentì i peli dietro la nuca drizzarsi come se qualcuno la stesse osservando. Sperando che Toya non le avesse seguite di nascosto, cercò di non pensarci mentre manteneva l’attenzione sui suoi amici.

Alla fine Suki prese fiato e le disse che dopo avrebbero fatto un pigiama party nella cella d’isolamento, poi chiese a Tasuki se voleva unirsi a loro. «Abbiamo anche preso una camicia di forza per l’occasione.» aggiunse, facendo una linguaccia a entrambi.

«Metti via quell’arma tagliente, prima di fare male a qualcuno…» ribatté Kyoko, lasciandola a bocca aperta.

Mentre la fila iniziava a scorrere, Kyoko si guardò alle spalle, chiedendosi chi la stesse osservando. Vedeva solo le luci del parcheggio e un’orda di persone in attesa di entrare, e si accigliò per quella paranoia. La sensazione di disagio che qualcuno la stesse osservando non se ne andava, anzi, la preoccupava. Ricordò l’avvertimento di Kotaro riguardo uno stalker nei pressi del campus e rimpianse di non avergli accennato dove sarebbe andata.

Suki la prese per mano e la trascinò mentre camminava. Kyoko lasciò perdere quella sensazione inquietante quando entrarono nell’edificio e la sua attenzione fu attratta dall’interno dell’enorme club.

Kyou l’aveva vista girarsi come se percepisse la sua presenza. Il suo sguardo si era spostato molto lentamente verso il punto in cui lui si trovava, ma sapeva che non poteva vederlo nell’ombra. Nascosto dal mantello delle tenebre, la osservò mentre entrava nel locale.

I suoi occhi dorati scrutarono la stanza, sapendo che non c’erano soltanto esseri umani in quegli spazi scarsamente illuminati, tuttavia erano minacce lievi che non meritavano la sua attenzione.

Suki si fermò nei pressi del bar, in modo da non dover allontanarsi troppo per prendere un drink e avere comunque una buona visuale della pista da ballo. La musica si stava già alzando ma non al punto da urlare per farsi sentire.

Kyoko era stupita da quanto fosse bello quel posto, era contenta di essersi lasciata trascinare lì. Dopotutto, nella vita non esiste soltanto lo studio, che aveva occupato tutto il suo tempo per più di una settimana. Tutta l’energia di quel locale creava dipendenza e lei sorrise eccitata, era uno di quei rari momenti in cui sentiva che poteva accadere di tutto.

Invece di tavoli e sedie veri e propri, c’erano dei divani imbottiti con tavolini di vetro per poggiare le bevande. Viola, blu e nero erano i colori principali e conferivano al club un pizzico di mistero e magia, con tutte le luci che cambiavano colore e creavano una sorta di caos sensuale. L’atmosfera era quasi inebriante.

La penombra dava privacy a coloro che la cercavano e Kyoko arrossì, pensando a tutte le cose che a volte accadevano al buio… cose che lei non aveva ancora sperimentato. Si chiese cosa stesse facendo Kotaro, poi riportò l’attenzione sui suoi amici.

Kyou si sedette nell’angolo più buio, non lontano da quell’aura così pura. Osservando il gruppo, capì che il bagliore proveniva solo da una persona. Il suo sguardo s’intenerì per la prima volta dopo innumerevoli anni mentre la guardava sorridere per la maestosità del club. Era come guardare l’alba ed era una cosa che non faceva da molto tempo.

Lei era bellissima, con lunghi capelli ramati che coprivano la camicia bianca di seta che indossava.

Scrutò il suo corpo perfetto, osservando la pelle scoperta e la minigonna, poi le gambe ben delineate e di nuovo il suo collo… che era esposto. Le scrutò il viso con disappunto, era girata e non riusciva a vedere i suoi occhi… gli occhi erano lo specchio dell’anima.

Il suo istinto stava reagendo come non aveva mai fatto prima d’ora. Quella sensazione, che non riusciva a descrivere, lo agitava e, in qualche modo, gli ricordava suo fratello. Non gli piaceva l’ignoto.

Oscurò le ombre intorno a sé quando lei si voltò, guardando nella sua direzione. Quella scena lo fece rimanere quasi senza fiato. Gli occhi verde smeraldo della ragazza erano colmi di innocenza… ma lui vi leggeva anche malizia e potere.

Kyou strinse il pugno così forte che sentiva le gocce di sangue iniziare a colare. Perché una tale innocenza era lì, in un posto del genere? Dovrebbe essere vietato. Sentì un ringhio che cresceva nel profondo del proprio petto e cercò di sopprimerlo.

Se i suoi sospetti erano giusti, Hyakuhei sarebbe apparso e la situazione sarebbe diventata pericolosa molto in fretta. Era lei che teneva dentro di sé il Cuore di Cristallo Protettore? Le parole di suo fratello tornarono a perseguitarlo “… se la troviamo, potremo liberarci di lui…”.

Isolando gli altri rumori all’interno della discoteca, Kyou si concentrò su di lei con tutti i suoi sensi, per conoscerla meglio e prepararsi. I suoi occhi dorati quasi brillarono mentre s’immergeva nei pensieri del gruppo che era seduto al tavolo. Ascoltare il pensiero dei mortali era una cosa che non faceva da molto tempo.

Tasuki si offrì di andare a prendere il primo giro di drink perché il barista era suo cugino… non avrebbe sprecato la sua unica possibilità di fare colpo su Kyoko. Sapeva che lo considerava solo un amico ma lui voleva essere di più, se solo lei avesse aperto gli occhi e notato la sua devozione. Non sarebbe mai esistito un uomo che potesse amarla più di lui, non era possibile.

Suki sorrise nel sentire che Tasuki conosceva il barista e gli chiese di portare due Long Island Iced Tea per loro. Lui fece l’occhiolino a Kyoko e annuì, dicendo che sarebbe tornato subito. Poi andò subito a ordinare i drink.

Kyoko fissò Suki sbalordita, «Long Island? Ma noi…» iniziò, ma Suki agitò una mano per zittirla e disse: «Dai, Kyoko. Vivi un po’! Gli esami sono finiti e poi… abbiamo già bevuto altre volte.», cercò di sdrammatizzare sorridendo, poi alzò gli occhi al cielo. Sperando di cambiare argomento, aggiunse: «Devo ammettere che vestita così, e con quelle curve, non sembra che non hai l’età per bere qui.», poi rise per lo sguardo sorpreso della sua amica.

Kyoko la guardò scettica e le disse: «Due volte, Suki. Ho bevuto solo due volte e me lo ricordo a stento… e non ho bisogno di vestirmi così per dimostrare che sono maggiorenne.». Poi arrossì per quello che ricordava dell’ultima volta in cui aveva festeggiato il suo compleanno… per colpa di Suki non ricordava molto della sua stessa festa.

Ricordò la gigantesca ciotola di frutta che Suki le aveva passato con un sorriso innocente, sapeva che andava matta per la frutta e ne aveva approfittato. Lei l’aveva finita quasi tutta senza neanche accorgersi che era stata marinata nell’alcol.

“Mi metterà di nuovo nei guai… me lo sento!” pensò Kyoko, abbandonandosi mentalmente alla sconfitta. Gli altri le avevano detto che quella sera non riusciva né a camminare né a parlare.

Suki sogghignò, scrollando le spalle, «Quindi questa è la terza volta.», poi sorrise di gioia quando Tasuki portò i drink, e prese avidamente il suo bicchiere.

Kyoko si morse il labbro e mormorò qualcosa, poi si voltò e sorrise a Tasuki. Dopotutto, capitava a chiunque di essere messi sotto pressione dagli amici e lei, credulona com’era, cedeva sempre.

«Ecco i vostri Long Island Iced Tea.» disse Tasuki mentre si sedeva, bevendo un sorso del suo drink. Sentì il calore aumentare improvvisamente perché la bevanda era forte. Guardò suo cugino dietro il bancone e il suo sorriso birichino gli fece capire che le bevande erano più forti del normale.

Poi scosse la testa e guardò di nuovo le ragazze. «Agli esami, sperando di passarli a pieni voti.» disse per brindare, poi, guardando Kyoko negli occhi, aggiunse: «E speriamo di non perderci mai di vista, qualunque cosa accada.».

Lei arrossì e sorrise timidamente mentre prendeva il suo bicchiere. Bevve subito un sorso e spalancò gli occhi, il sapore le piaceva. “Se non riesci a batterli, unisciti a loro.” pensò, e fece l’occhiolino a Suki.

Immerse una cannuccia nel drink e in dieci minuti di risate e battute, il bicchiere si svuotò. Le guance di Kyoko erano arrossate mentre gli effetti dell’alcol iniziavano lentamente a manifestarsi.

Tasuki, sentendosi più a suo agio e un po’ più coraggioso, chiese alle ragazze se volevano ballare. I suoi occhi si oscurarono in modo attraente quando prese la mano di Kyoko e la condusse verso la pista da ballo, con Suki che le teneva l’altra mano.

Sapeva che quella sarebbe stata la notte migliore di tutto il periodo al college e non se ne sarebbe mai dimenticato.

A poca distanza, Kyou vide il giovane di nome Tasuki che prendeva per mano la ragazza dagli occhi verdi e sentì il bisogno di staccare le dita a quel tipo che osava toccarla. Nei suoi occhi poteva leggere chiaramente i sentimenti puri che provava per la ragazza, ma non si fidava ancora di lui.

Era un qualcosa che accadeva spesso nei locali notturni, un giovane che fa bere una ragazza e poi approfitta della sua ingenuità. I suoi occhi si tinsero di rosso mentre guardava i tre che si avvicinavano alla pista da ballo. Sentiva il bisogno di prendere quella ragazza e nasconderla da chiunque avesse voluto farle del male o possederla.

Si chiese il perché di quella strana sensazione nei suoi confronti. Se era davvero lei ad avere il cristallo, allora che cosa avrebbe dovuto fare? Una cosa era certa… l’avrebbe uccisa a mani nude, piuttosto che permettere a Hyakuhei di averla.

Se la leggenda era vera e il nemico avesse messo le mani sul potere del Cuore di Cristallo Protettore, non ci sarebbe stato modo di fermarlo.

*****

Kamui sedeva invisibile sopra una delle enormi casse davanti al DJ, mentre guardava la pista da ballo dove Kyoko e Suki stavano ballando con un ragazzo. Alzò un sopracciglio quando vide chi era e un sorriso gli apparve sulle labbra quando notò l’aura color ametista che circondava il giovane.

La sua attenzione tornò sull’altro uomo che stava seguendo la sacerdotessa. Aveva già provato a bloccarlo quando Kyoko era ancora in fila all’ingresso, ma il guardiano maggiore era testardo come sempre. Le vibrazioni che Kyou stava emanando erano forti e leggermente contaminate.

«Kyou, a che stai pensando?» si chiese ad alta voce, sapendo che nessuno poteva ascoltarlo né vederlo. Guardando Kyou, che a sua volta stava fissando Kyoko, capì che era opera del destino. Il destino avrebbe sempre condotto i guardiani verso la loro sacerdotessa, in qualsiasi mondo o era.

Kamui avrebbe voluto far incontrare Toya e Kyou, ma sapeva che era meglio cercare di usare qualsiasi potere su Kyou. Sentì i brividi freddi che gli risalivano lungo il braccio al pensiero di far arrabbiare il pericoloso guardiano dorato.

Scrutò di nuovo la folla, sapendo che non era Kyou quello di cui doveva preoccuparsi. All’interno del club c’erano altri non umani, ma la vera oscurità si stava avvicinando sempre di più… chissà se anche Kyou riusciva a sentirla.

La cosa migliore che lui potesse fare, per il momento, era aiutare a nascondere i poteri di Kyoko da occhi indiscreti. Con quel pensiero saltò giù dalla cassa, ma i suoi piedi non toccarono il pavimento.

Capitolo 4

Mentre raggiungevano l’affollata pista da ballo, Suki e Kyoko iniziarono subito a muoversi al ritmo della musica, con Tasuki che le guardava affascinato. I corpi accaldati attorno a loro le facevano sudare mentre l’alcol gli scorreva nelle vene.

Suki si avvicinò a Kyoko, si abbracciarono e iniziarono a strusciarsi a vicenda. Si misero a ridere e continuarono a ballare come se fossero una coppia di fidanzati, perdendosi nella musica. Avevano imparato a ballare così quando erano piccole.

Prese da quell’attimo di puro divertimento, si erano momentaneamente dimenticate del loro accompagnatore.

Tasuki le guardava ballare in quel modo e sentiva il calore affiorargli sulle guance… “Accidenti!”… il suo corpo stava reagendo a quella visione. Gli sembrava di non avere più fiato nei polmoni. Guardare i loro corpi che si sfregavano l’un l’altro mentre le loro mani vagavano su entrambi era quasi difficile da sopportare.

Volendo unirsi al divertimento, decise di muoversi prima di perdere il coraggio.

Fermandosi di fronte a Kyoko, vide che aveva gli occhi chiusi. Poi guardò Suki, che sorrise e si accovacciò dietro la sua amica, per poi alzarsi lentamente mentre le accarezzava le cosce. Sperava che Tasuki avesse il coraggio di ballare allo stesso modo e gli disse: «Perché non balli con noi? È troppo divertente!». Poi sorrise e lo afferrò per la cintura, spingendolo verso Kyoko.

Lei spalancò gli occhi quando si sentì urtare da un corpo maschile e sentì le guance in fiamme quando si rese conto che Tasuki la teneva stretta. «Ehi.» gli sorrise timidamente, le piaceva il modo in cui i loro corpi si stavano toccando. Sapeva di potersi fidare di lui, non avrebbe superato i limiti, era sempre stato un gentiluomo.

Sentendosi un po’ audace, continuò a ballare con Suki, che si muoveva dietro di lei, e posò una mano sulla spalla di Tasuki… incoraggiandolo in silenzio.

Lui non aspettava altro e le afferrò i fianchi, iniziando a muoversi insieme a lei. Si sentiva come in paradiso, con la ragazza dei suoi sogni che ballava con lui in modo sensuale. Sentire strofinare ogni curva del suo corpo su di sé era una dolce tortura che non aveva mai provato.

I suoi occhi castani s’intenerirono in modo seducente mentre il suo corpo andava in fiamme, voleva sentire tutto di lei. Avvicinandosi, iniziò a strusciarsi addosso a Kyoko, muovendo il proprio corpo infuocato con il suo come un amante che era stato lontano per troppo tempo.

Kyoko alzò lo sguardo e, per la prima volta, notò che c’erano delle bellissime pagliuzze color ametista nelle sue iridi color cioccolato. “Bellissime” era l’unica parola che le veniva in mente. Più lo guardava… più gli ricordava Shinbe.

*****

L’umore di Toya non era migliorato quando era andato nel dojo del college nel tentativo di sfogarsi. Dopo aver rotto il sacco da 500 dollari, decise che era meglio andarsene di corsa. Non era colpa sua se aveva immaginato la faccia di Kotaro mentre lo colpiva.

«Che ragazza stupida!» ringhiò. “Perché dev’essere sempre così difficile gestirla?” si chiese mentalmente. Fissò nel vuoto mentre pensava a quella fastidiosa guardia di sicurezza con cui Kyoko era uscita.

Era ancora furioso da quando aveva sentito la sua voce attraverso il telefono, prima. Non avrebbe voluto fare altro che staccargli la testa e lanciarla dove il sole non l’avrebbe mai raggiunta. Lui aveva sempre avuto un sesto senso per tutte le cose e, in quel momento, sentiva che Kotaro non era ciò che diceva di essere.

«Un lupo travestito da pecora.» disse sogghignando, poi si sentì un po’ in colpa perché anche lui stava nascondendo qualcosa a Kyoko. Cose che nemmeno lui poteva spiegare.

Aveva imparato da piccolo a nascondere le sue abilità insolite, come la forza disumana, la velocità e i sensi acuiti dell’olfatto e della vista. L’unico problema era che comparivano e scomparivano quando volevano. Non poteva evocarle in qualsiasi momento e forse era un bene.

Perso nei suoi pensieri, Toya sentì la pelle solleticare quando vide la guardia appoggiata alla porta del gabbiotto. “Parli del diavolo e spuntano le corna.” pensò, poi gli lanciò un’occhiataccia e fece per passargli accanto, ma si fermò. «Che diavolo ci fai qui?» ringhiò.

Kotaro si raddrizzò e si avvicinò al tipo con cui Kyoko sarebbe dovuta uscire. Guardandosi intorno e non vedendola da nessuna parte, s’irrigidì e lo guardò con aria furiosa. «Dov’è Kyoko? Pensavo che fosse con te, stasera.».

Se c’era una cosa che Toya odiava era sentirsi confuso e, in quel momento, non era dell’umore adatto. «Idiota… io pensavo che avesse un appuntamento con te!» sbottò senza pensare.

Kotaro si sentiva davvero furibondo, Kyoko gli aveva detto che sarebbe uscita con Toya e invece era una bugia. «Dannazione!» esclamò e, senza guardarlo, se ne andò, sforzandosi di non usare la sua velocità innaturale. Perché gli aveva mentito? Se avesse saputo che non era con quella testa calda, l’avrebbe seguita.

Toya andò nel panico quando notò la preoccupazione del suo avversario, e il modo in cui si mise a correre non lo fece sentire meglio. Qualcosa lo portava a fidarsi completamente di Kotaro ma non glielo avrebbe mai detto.

Senza nemmeno pensarci, si mise a correre per seguirlo. Lo raggiunse facilmente ma, notando la velocità a cui stavano correndo, ebbe la conferma dei suoi sospetti… Kotaro era più di quello che diceva di essere… avevano lo stesso DNA o cosa? Strinse i denti, non gli piaceva quel pensiero.

Nel giro di un minuto, Kotaro bussò alla porta dell’appartamento di Kyoko, sperando che fosse lì. Sbattendo entrambi i palmi contro la porta, gridò: «Accidenti, Kyoko! Dove sei?». Il terrore e la preoccupazione lo assalirono. «Non va bene.» ringhiò.

«Cos’è che non va bene?» gli chiese Toya, raggiungendolo. Le vibrazioni che l’altro emanava erano così intense da fargli male al petto. Se avesse saputo che Kyoko non era con Kotaro, sarebbe andato a casa sua solo per stare con lei. Avrebbe dovuto seguire il suo istinto e andare comunque. Prima o poi avrebbe dovuto comprarle un guinzaglio.

Kotaro si girò di scatto, si era completamente dimenticato di lui mentre correva da Kyoko. Avendo qualcuno su cui sfogare la propria rabbia, sbottò: «Pensavo che fosse con te!», poi strinse i pugni e si trattenne per non esagerare. «E come diavolo hai fatto a raggiungermi? Bah, non importa, lascia perdere.».

Toya lo fissò, sorpreso che l’altro se ne fosse accorto, ma lasciò correre e rispose: «Sono uno che va veloce.».

Calmando il proprio lato predominante, Kotaro aprì gli occhi e fissò la persona che lo avrebbe aiutato a trovare “la sua Kyoko”. Era un peccato che Toya non fosse rinato vampiro, altrimenti avrebbero risolto la questione facendo a pugni; tuttavia, il ragazzo stava riacquistando le sue abilità e non sapeva perché. Come se non bastasse, il migliore amico di Toya era Shinbe, anche lui ignaro del suo passato.

Kotaro si portò una mano alla tempia, chiedendosi come avesse fatto a fidarsi che Toya la proteggesse per la seconda volta… quando aveva già fallito la prima. Il fatto che lui non ricordasse nulla lo fece trattenere. Inspirò profondamente e accettò la verità… avevano fallito entrambe.

Toya fece un sorrisetto e disse: «Quindi ti ha mentito e ti ha liquidato dicendo che sarebbe uscita con me. Ha!». A lui era successa la stessa cosa ma non glielo avrebbe detto.

Kotaro fece un altro respiro profondo, cercando di mantenere la calma. Era come parlare a un bambino. «Questo non è un gioco, idiota. Nel campus stanno sparendo molte ragazze da più di un mese e adesso nessuno di noi sa dove si trova Kyoko.» disse, sentendo il panico nella sua stessa voce, ma lo ignorò e aggiunse: «Hai idea di dove possa essere andata?».

Toya sentì il cuore spezzarsi per la preoccupazione al pensiero che Kyoko fosse in pericolo. «Dannazione!» esclamò, poi si voltò verso la porta di Suki e iniziò a bussare forte finché non sentì il legno scricchiolare e rallentò. Nessuna risposta.

«Cazzo!» ringhiò e, quasi in preda al panico, cercò il cellulare, sperando che Shinbe sapesse dov’erano le ragazze. «Rispondi, idiota!» gridò al telefono che squillava. Dopo il quarto squillo, Shinbe finalmente rispose.

«Shinbe! Sai dove sono Suki e Kyoko?» gli chiese, poi guardò Kotaro che si avvicinò come se stesse aspettando di sentire la risposta.

Dall’altro capo del telefono, Shinbe sorrise e disse: «Può darsi…».

*****

Kyou era rimasto nascosto nell’oscurità mentre guardava la ragazza con i suoi amici. Ascoltando la loro conversazione, aveva capito che si chiamava Kyoko. Finora quel Tasuki aveva tenuto le mani a posto, il che era un bene, considerando che lui aveva deciso di lasciarlo vivere se non le si fosse avvicinato troppo. Sembrava abbastanza innocuo… solo un po’ troppo infatuato.

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