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Il coraggio delle donne in guerra
L’abitazione del piccolo malato si trovava nei pressi della Stazione Centrale, zona pericolosa perché, in quanto rete ferroviaria cruciale, era un obiettivo ambito dai bombardieri alleati.
Inoltre, anche gli inglesi, con il loro aereo soprannominato Pippo, compivano incursioni notturne di bombardamento, incutendo un “sacro” terrore nel Nord dell’Italia; un aereo fantasma solitario e che, come un fantasma si muoveva nella notte, provocando anche pesanti danni psicologici nella popolazione.
Nell’assoluto silenzio surreale di quella gelida sera, interrotto soltanto dallo sgocciolio di qualche grondaia rotta, era parso a Tina, questo il nome dell’infermiera, di sentire dei flebili lamenti, che sembravano provenire dagli argini di un piccolo corso d’acqua che scorreva nei pressi, il Naviglio della Martesana. Sulle prime aveva pensato a qualche cane o gatto che, accecato da tutto quel biancore poteva aver smarrito la strada di casa ma, avvicinandosi sempre più, i gemiti sembravano quelli di una persona in pericolo che, scivolata sulla neve ghiacciata, si fosse ferita e bisognosa di aiuto. Con molta attenzione e un po’ di timore, Tina accende la sua piccola torcia, la scherma con la mano guantata e fruga con il flebile raggio di luce che emette le rive del piccolo fiume intorno a lei, seguendo l’eco dei lamenti. Gli occhi si abituano alla penombra e, a un tratto, scorge un cumulo di macerie, con degli stracci. No, no… non sono stracci, si tratta di una persona rannicchiata, in una posa contorta, rattrappita dal freddo e dal dolore. La donna affretta il passo, si china e si trova di fronte a uno spettacolo straziante. Si avvicina ancora e come può cerca di rassicurare quel misero mucchio di ferite e di dolore. Piano piano gli solleva la testa, il viso è un grumo di sangue, sfigurato dai colpi ricevuti: pugni, calci, bastonate in ogni parte di quel povero corpo martoriato, che qualcuno degli assalitori aveva anche aggredito con una lama, provocando, per fortuna solo ferite di striscio. “Siamo alle solite” pensò “un’altra vittima dei fascisti…”
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